Le relazioni amorose e internet

Ieri 24 gennaio sul “Corriere adriatico” nelle pagine centrali della Domenica è  apparsa questa mia rifflessione  sul tema delle relazioni sociali al tempo di Internet con un focus sulle relazioni  sentimentali.  Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate…..

Non è vero che i social network sono solo di moda. E’ che è impossibile non parlarne. Sono protagonisti come lo è stata la radio negli anni trenta-quaranta, la televisione negli anni cinquanta-sessanta, il computer più tardi. Ogni volta che una tecnologia entra nella nostra vita, la cambia.
E’ cambiato il modo di lavorare e delle professioni, è cambiato il modo di informarci, è cambiata la vita in famiglia, sono generalmente cambiate le relazioni quelle amicali, quelle affettive e amorose. Sono proprio le relazioni che ci interessano, in particolare ci interessa la relazione amorosa. E ci chiediamo come è cambiata.
Oggi, ci vogliamo bene di più? Ci vogliamo bene in modo meno intenso? O non ci vogliamo bene affatto? Se fosse questa ultima ipotesi, quella prevalente, sarà colpa di Internet? Non so rispondere a queste domande in modo scientifico. Alcune riflessioni possono però essere fatte.
Prendiamo in esame un primo argomento: l’incontro. Ci si incontra diversamente nella rete? Nella rete ci si incontra almeno in due modi: geeking out, ovvero ci “incontriamo” per discutere di qualcosa che ci interessa. E hanging out ovvero ci incontriamo per chiacchierare. Qui non si hanno regole. Battute in libertà e poco più. Ovvero come dicono i ragazzi che stanno sulla rete, ci si incontra per “cazzeggiare”. La modalità hanging out è quella prevalente fra i giovani. Ma non vedetela in negativo, è una modalità frendly che spesso nasconde più serietà di quanto non appaia. Si tende a bypassare anche l’uso del telefono (con filo o cellulare), spesso anche l’uso di sms. Insomma i social network hanno sostituito il telefono e anche la “piazza” nell’organizzazione degli incontri. Si “chiacchiera” sulla rete ma poi si esce . Ci si incontra, ci si vede, ci si abbraccia, etc. Certo non c’è più l’appuntamento tradizionalmente inteso. Anche quando la relazione è amorosa i giovani seguono questa procedura: prima si flirta nella rete poi si esce. Rispetto al passato possiamo osservare che qualcosa è cambiato: esempio i giovani escono sempre meno in coppia e sempre più in gruppo.
Altro argomento: nuove e vecchie amicizie. Aumentano le amicizie nella rete? Tutto diventa più confuso e complicato? I social network più che creare relazioni nuove amplificano quelle che già esistono. Ricerche evidenziano che coloro che stanno nella rete o meglio stanno in uno o più social network hanno e mantengono relazioni con persone che già conoscono, semmai le amplificano. Le relazioni sono più lunghe – e ciò sembra paradossale, ma pare sia proprio così- ovvero c’è una permanenza maggiore della relazione nella rete rispetto a quella tradizionale. La relazione è però “vista” dagli altri, è pubblica.
Lasciarsi nella rete. Quando ci si lascia, nella rete, tutti lo sanno. Ci sono però delle differenze a seconda del social network. Se si è su facebook di norma si cancella l’amicizia. (Ma così non è anche nella relazione off-line?) Quando ci si lascia, si lasciano anche gli amici di lui o di lei e se ci sono amici in comune anche loro scelgono con chi mantenere l’amicizia. Mantenere l’amicizia su facebook vuol dire ancor di più che nella relazione off-line ricordare continuamente l’altro/a. Il tema del ricordo è veramente importante. La rete più che l’off-line rimanda al ricordo continuamente, quasi ossessivamente. E ciò rende ancora più doloroso l’abbandono. Qualcuno ha anche pensato di dare dei consigli. C’è una guida che gira, per l’appunto, nella rete, che dà suggerimenti su come comportarsi, cosa fare quando ci si lascia su facebook. Ve ne indico qualcuno: mettete subito nel vostro profilo foto dei nuovi amici soprattutto dell’altro sesso; aspettatevi che anche chi avete lasciato o vi ha lasciato stia male, oppure drasticamente cancellate tutti gli amici che avevate e ricominciate da capo.
Non solo facebook. Ogni social network ha il suo modello di relazione perché ogni social network ha un suo software che identifica il modo di operare e comunicare: su facebook se cancelli l’account, non puoi cancellare i contenuti che hai messo. Il ricordo permane; my space invece quando cancelli l’account cancelli tutto. Cosa conviene?
Potete scegliere il social network che vi permette di fare ciò che è più congeniale al vostro modo di intendere la relazione pensando già che potrebbe finire!!!
C’è un’ultima riflessione da aggiungere. Spesso quando si parla di relazioni sulla rete si parla dell’uso di social network a sfondo erotico dove le persone entrano quasi sempre con un nikname piuttosto che con il proprio nome e usano i social network per conoscere persone sconosciute, ma questo, mi piace sottolinearlo, è un a modalità usata dagli adulti più che dai giovani. Mi sembra un buon insegnamento. Tant’è

Dustin Hoffmann e la pubblicità della Regione Marche.

Finalmente un poeta Davide Rondoni sul Domenicale del Sole24Ore di domenica 10 gennaio ha preso una posizione “laica ” relativamente allo spot di Dastin Hoffmann che promuove la Regione Marche.  Bello quando dice: ” Tutte polemiche risibili, cari Berselli e Mina. Noi poeti non siamo “puristi” nella vita della poesia”. D’accordo anche dal punto di vista di non poeta ma di lettore di narrativa e poesia, d’accordo soprattutto perchè le critiche  che sono giunte allo spot, che al momento viaggia solo sulla rete,  non c’entrano nulla con il linguaggio della pubblicità e della promozione del territorio, come mi è capitato di dire su Il Resto del Carlino del 7 gennaio . Se volete leggere l’intervista potete cliccare: articolo_carlino. Tant’è!

Watzlawick Orvieto Winter School

All’Orvieto Winter School, in una introduzione ai lavori del 7 dicembre ho citato gli assiomi della Scuola di Palo Alto. In particolare il quarto. Li ho citati perchè mi piacerebbe che venissero riletti alla luce dei social network.  Vorrei  avere le letture di altri  studiosi di media old e new per poterli confrontare con quello che ho scritto nel volume Network effect, edito da Codice.

A questo scopo riepilogo, sopratutto a beneficio delle persone presenti, i seguenti assiomi:

1-Non si può non comunicare;

2-Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi meta-comunicazione;

3-La natura della relazione dipende dalla punteggiatura della sequenze di comunicazione tra i partecipanti;

4- Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza;

5- Gli essere umani comunicano sia con il modulo numerico che con quella analogico. Il linguaggio numerico ha una sintassi e una logica assai complessa e di estrema efficacia, ma manca di una semantica adeguata nel settore della relazione, mentre il linguaggio analogico ha la semantica, ma non ha nessuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni.

Per chi volesse approfondire consiglio senz’altro la lettura della fonte originale che spiega nel dettaglio e con dovizia di esempi questi elementi fondamentali della comunicazione pragmatica: Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi.

Mi sento fortunata!

Mi sento fortunata! ieri sera, sto per andare a cena con amici. Esco da casa, salgo in macchina ma lei non ne vuol sapere di partire, muta. La batteria è andata, e sì che la scorsa settimana al meccanico che ha fatto il tagliando l’avevo detto di cambiarla, la batteria! Pazienza, chiamo un taxi che arriva in 3 minuti e strada facendo gli chiedo cosa posso fare. Lui mi dà delle indicazioni. Chiamare la centrale, arriva un soccorso, mi carica la batteria etc, etc. Dico io ma non può venire lei? Lui gentile: no guardi è la prassi. Chiacchieriamo un po’ e scopro che è il fidanzato di una mia conoscente e abbiamo amici in comune. A questo punto mi dice che sarà sotto casa mia l’indomani cioè stamattina alle 8,15. Così è stato, ma non solo: mi accompagna in officina in 15 minuti mi cambiano la batteria e riesco a essere puntuale a lezione alle 9. Non finisce qui la mia giornata,. Parto per raggiungere l’altra città di lavoro e rimango in strada suppongo senza benzina, almeno dallo strappo che la macchina ha dato e che ho sentito, ma l’indicatore del carburante non dava nessun segnale di riserva. Scendo, sono persona normalmente ben vestita, ho in mano cappotto, borsa e cellulare, più o meno come tutti, sono vicino a una macchina con i lampeggianti accesi e provo a fermare una qualche auto di passaggio. Confesso che mi andava meglio quando praticavo l’autostop da ragazza, ma questo è ovvio! non si ferma nessuno. Lo fa un automobilista che dal finestrino mi dice: prof cosa è successo? Dunque un mio studente, carino e generoso mi accompagna al distributore, mi riporta all’auto, intanto chiacchieriamo, parliamo di facebook, lui è un po’ critico fa un’analisi tutt’altro che banale e mi fa venire in mente che è un po’ che non ci vado in facebook. Mi aiuta a fare l’operazione, aspetta che la macchina vada in moto. Ci salutiamo, ovviamente ringrazio. Dunque oggi mi sento fortunata e pongo questa riflessione che cos’è la rete on-line senza la rete off-line? Mi sento fortunata perchè ho amici e conoscenti on the road. Tant’è!

La donna e la strega

Che fossimo distratti dagli scandali al femminile allo scopo di farci ignorare ciò che accade nel nostro Paese è cosa orma discussa da tanti. Ma nonostante questa consapevolezza di molti, i media continuano a raccontarci con dovizia di particolari scandali e scandaletti per la maggior parte dedicati a veline, accompagnatrici, tutte rigorosamente vistose. E anche oggi 24 giugno giorno dedicato in alcuni luoghi del nostro Paese alle Streghe, non fa eccezione. Sinceramente sarei più disposta a leggere analisi sulla ormai lontana visita di Gheddafi o sul bipartitismo italiano o sul prossimo G8 e magari sulla situazione in Iran. Su quest’ultimo tema per esempio bisogna sfogliare diverse pagine dei giornali per arrivare a leggere qualche analisi e commento, anche se per la verità alcuni giornali mettono immagini in prima pagina rimandando poi i servizi alle pagine 15 e oltre. Debbo dire che condivido alcuni commenti di Annunziata sull’importanza del portare l’attenzione su questa situazione. Tant’è! Non voglio fare eccezione e vorrei fare una piccola chiosa su quanto dice Gramellini sulle donne. Finalmente c’è chi evidenzia che c’è un’altra donna. Sembra quasi che non ci fossimo accorti. La maggior parte di noi non esiste. Oddio non è che io sia proprio una femminista d’assalto ma tengo molto al mio essere donna e sono grata a Gramellini per la sua precisazione. (Sono una sua fan e lo leggo quotidianamente, non sempre concordo ma per lo più il suo Buongiorno mi intriga). La chiosa: la donna descritta da Gramellini è comunque una donna che sta a fianco di qualcuno -preferibilmente maschio- in una sorta di secondo piano, anche se è comunque una bella figura fiera, sensuale, capace. Chissà se esiste ancora una donna autonoma, consapevole di questa sua autonomia di pensiero e azione e che non esite solo perchè sta accanto a qualcuno ma per sè?  Festeggiamola oggi giorno delle streghe.

Burocrazia e cultura

Una sensazione di serenità mi ha “invaso” domenica pomeriggio, dopo aver votato. Leggevo i giornali, qualche pensiero sul voto europeo e amministrativo. Attesa dei primi dati. SERENITA’. Boh! che succede?

Succede che finalmente il mio mandato da assessore alla cultura e al turismo della splendida Città di Urbino, patrimonio dell’Umanità, Capitale dell’utopia eccetera eccetera è DEFINITIVAMENTE concluso. Oh, grazie a Dio. Lasciamo stare le sensazioni personali. Troppo personali. Alcune riflessioni più generali vanno però fatte. Che cosa rende tanto difficile lavorare in una amministrazione? Lascio da parte le considerazioni politiche, conto di farle in un altro momento, ma voglio fare considerazioni di tipo organizzativo.

Sono fermamente convinta che con l’attuale BUROCRAZIA  -che anzichè rendere trasparente il processo lo complica-  sia impossibile operare, in modo produttivo,  in una amministrazione pubblica con il “cappello” di tecnico politico.
Tutto si può fare ma nulla si può fare. Tutto è lecito ma tutto è illecito. Il sistema è aperto alle perturbazioni esterne, ma il sistema è chiuso, in altri momenti, alle stesse perturbazioni esterne.
La produttività si misura dal successo ma se non si raggiunge il successo non ci sono nè premi nè punizioni. I tempi di realizzazione di una qualunque azione possono essere lunghissimi; solo in alcuni casi – molto pochi-  possono essere immediati.
Non esiste il principio della responsabilità.

 Nonostante ciò sono stati realizzati alcuni eventi che ritengo importanti. Con un eccessivo investimento di forze, ma FATTI.

Ora una considerazione sulla cultura: ha un costo alto ma rende moltissimo sia in termini economici veri e propri sia in termini di crescita di una comunità. Non si misura facilmente nè tantomeno nell’immediato ma rende, è un investimento sicuro e in un momento in cui investire è una pratica incerta, la cultura resta una certezza.

Non si lasci che una comunità non se ne accorga, occorre che lentamente la cultura si insinui dentro tutti noi. Ma quale cultura? Tutta: popolare, delle tradizioni, ma anche quella più accademica purchè sia resa comprensibile, perchè non è vero che una comunità capisce e vuole solo quella della tv, del pettegolezzo o dei rotocalchi. In questi anni ho la pretesa di avere insinuato nella collettività in cui vivo un po’ di questa idea della cultura.

 Occorre non deludere quelli che credono in questa idea  perchè mi immagino che  queste persone, nel tempo, possano aumentare.

Un’ultima considerazione politica: non sarà che la troppa burocrazia e la poca cultura siano i due argomenti che stanno alla base dell’attuale situazione politica?

…e brava l’Annunziata!

Il giornalismo del nostro Paese non brilla certo per determinazione, ricerca, indagine. Non dico tutti ma tanti. Molti sono i seminari sull’indipendenza dei media. Di recente a Roma il sindacato dei giornalisti, qualche mese fa a Urbino l’Istituto per il Giornalismo ma chissà quanti ancora. Si discute molto ma se parla meglio di quanto non si razzoli. Che siano gli editori, che siano i direttori, che siano i politici, che siano gli stessi giornalisti, che siano i cittadini (lettori , telespettatori, viaggiatori della rete etc) o tutti quanti insieme. Tant’è che quando una trasmissione con “un milioncino di tespettatori” condotta da Lucia Annunziata rompe la regola del conformismo, io applaudo. Annunziata è riuscita a condurre un’intervisita a un Ministro in modo determinato, coerente con gli obiettivi che presumibilmente si era data. Intelligente e in un certo modo ironica. Il Ministro non vuole rispondere a una domanda allora lei gli offre la possibilità di scegliere o meglio gli chiede se la successiva questione è di suo gradimento. Allora il Ministro risponde che lui è lì per rispondere a domande quali…. e elenca gli argomenti che vuole dibattere. Non gli dà molto spazio Annunziata e forse non le dà molto spazio il Ministro ma alla fine , a mio parere vince lei la gionalista. Brava, è stata una bella lezione, finalmente una vera intervista, come dovrebbe essere cioè gli argomenti non può sceglierli l’intervistato e tanto meno l’intervistato può dare risposte non pertinenti. Vorrei che in tanti la imitassero e che tanti telespettatori se ne accorgessero. Vorrei che questo fosse il giornalismo.